Blog dello Studio Nordio Valentina a Marcon

27 luglio 2026
Le novità fiscali per associazioni, fondazioni e altri Enti del Terzo Settore L'evoluzione della normativa dedicata agli Enti del Terzo Settore (ETS) ha introdotto importanti cambiamenti anche sotto il profilo fiscale. Tra le principali novità assume particolare rilievo il regime forfettario previsto per gli Enti del Terzo Settore , pensato per semplificare gli adempimenti e favorire lo svolgimento delle attività di interesse generale. Comprendere il funzionamento del nuovo sistema è fondamentale per valutare correttamente gli obblighi fiscali e le opportunità offerte dalla riforma. Il nuovo quadro normativo Con l'attuazione della Riforma del Terzo Settore è stato definito un nuovo sistema fiscale destinato agli enti iscritti nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS). L'obiettivo della disciplina è quello di garantire maggiore trasparenza e regole uniformi, distinguendo chiaramente le attività di interesse generale da quelle eventualmente svolte con finalità commerciali. Il regime forfettario Tra gli strumenti previsti dalla normativa trova spazio il regime forfettario riservato, al ricorrere dei requisiti di legge, ad alcuni Enti del Terzo Settore. Questo regime consente di determinare il reddito imponibile attraverso criteri semplificati, riducendo gli adempimenti amministrativi e contabili. Naturalmente la possibilità di applicarlo dipende dal possesso delle condizioni previste dalla normativa vigente. I vantaggi della semplificazione L'applicazione del regime forfettario può offrire diversi benefici: semplificazione degli obblighi contabili; minori adempimenti amministrativi; maggiore prevedibilità del carico fiscale; gestione più efficiente della documentazione; migliore pianificazione economica dell'ente. Ogni organizzazione deve tuttavia verificare attentamente la propria posizione prima di optare per il regime. Attenzione alla corretta pianificazione La disciplina del Terzo Settore è particolarmente articolata e richiede una continua attività di aggiornamento. La scelta del regime fiscale più idoneo deve essere effettuata considerando: natura dell'ente; attività svolte; volume delle entrate; iscrizione al RUNTS; requisiti richiesti dalla normativa. Una valutazione superficiale potrebbe comportare conseguenze fiscali e amministrative rilevanti. Il supporto dello Studio Nordio Lo Studio Nordio di Marcon (VE) assiste associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato, enti filantropici e altri Enti del Terzo Settore nella gestione degli adempimenti fiscali, contabili e amministrativi previsti dalla normativa. L'obiettivo è fornire un'assistenza costante per consentire agli enti di concentrarsi sulle proprie finalità istituzionali operando nel pieno rispetto delle disposizioni di legge. Per ricevere una consulenza è possibile contattare lo Studio Nordio al 041 0988272 , scrivere a vnordio@studiomolinnordio.it oppure visitare lo studio in Via Porta Est n° 14, Marcon (VE) .

27 luglio 2026
Tassazione, adempimenti e pianificazione fiscale per proprietari e investitori immobiliari La gestione di un patrimonio immobiliare richiede una particolare attenzione agli aspetti fiscali, che possono incidere in modo significativo sulla redditività dell'investimento. Tra gli immobili che meritano un approfondimento specifico vi sono le aree edificabili , caratterizzate da regole fiscali differenti rispetto ai fabbricati e ai terreni agricoli. Conoscere gli obblighi previsti dalla normativa consente di evitare errori, sanzioni e di pianificare correttamente le operazioni future. Cosa si intende per area edificabile Un terreno viene considerato edificabile quando, secondo gli strumenti urbanistici comunali, può essere destinato alla costruzione di fabbricati. Questa classificazione produce importanti effetti tributari sia durante il possesso sia in caso di vendita. Per questo motivo è fondamentale verificare periodicamente la destinazione urbanistica del terreno. L'IMU sulle aree edificabili Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il pagamento dell'IMU. A differenza dei terreni agricoli, le aree edificabili sono generalmente soggette all'imposta sulla base del loro valore venale in comune commercio al 1° gennaio dell'anno di riferimento. La determinazione del valore imponibile richiede particolare attenzione perché devono essere considerati diversi elementi, tra cui: ubicazione; indice edificatorio; destinazione urbanistica; prezzi medi di mercato; eventuali vincoli. Una valutazione non corretta può generare contestazioni da parte dell'Amministrazione finanziaria. Tassazione della vendita Anche la cessione di un'area edificabile presenta peculiarità fiscali. La plusvalenza eventualmente realizzata può essere soggetta a tassazione secondo le disposizioni previste dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Ogni operazione deve essere valutata considerando il costo fiscalmente riconosciuto del terreno, le eventuali rivalutazioni effettuate e la situazione complessiva del contribuente. Altri aspetti da monitorare La gestione immobiliare coinvolge anche ulteriori adempimenti, tra cui: locazioni; imposte indirette; successioni e donazioni; conferimenti societari; rivalutazioni fiscali. Una pianificazione preventiva permette spesso di ridurre il carico amministrativo e di evitare operazioni fiscalmente poco efficienti. L'importanza di una consulenza preventiva Ogni immobile presenta caratteristiche differenti. Per questo motivo non esistono soluzioni valide per tutti. Prima di acquistare, vendere o valorizzare un terreno edificabile è consigliabile effettuare una verifica fiscale e patrimoniale che consenta di valutare gli effetti economici dell'operazione. Lo Studio Nordio supporta privati e imprese Lo Studio Nordio di Marcon (VE) offre consulenza fiscale e tributaria nella gestione del patrimonio immobiliare, assistendo clienti privati, imprese e società nell'analisi degli aspetti fiscali legati agli immobili e alle aree edificabili. Per informazioni o per fissare un appuntamento è possibile contattare lo studio al 041 0988272 oppure scrivere a vnordio@studiomolinnordio.it .

27 luglio 2026
Come una holding può aiutare anche imprese e patrimoni di dimensioni contenute Per molti imprenditori la parola holding richiama immediatamente grandi gruppi societari, multinazionali o patrimoni milionari. In realtà, negli ultimi anni la holding di famiglia è diventata uno strumento sempre più utilizzato anche da piccole e medie imprese, professionisti e nuclei familiari che desiderano organizzare in modo più efficiente il proprio patrimonio. La costituzione di una holding non rappresenta una soluzione universale, ma può offrire importanti vantaggi sotto il profilo fiscale, amministrativo e successorio quando viene progettata sulla base delle reali esigenze del contribuente. Lo Studio Nordio assiste imprenditori e famiglie nella valutazione dell'effettiva convenienza di questa struttura societaria, analizzando caso per caso gli obiettivi da raggiungere. Cos'è una holding di famiglia Una holding è una società che possiede partecipazioni in una o più altre società. Nel caso della holding familiare , la società viene costituita con l'obiettivo di detenere e amministrare le quote delle aziende appartenenti ai membri della stessa famiglia, favorendo una gestione unitaria del patrimonio. Non significa necessariamente creare strutture complesse: in molti casi è sufficiente una società ben progettata per ottenere una maggiore efficienza organizzativa. Quando conviene valutare una holding Esistono numerose situazioni nelle quali la costituzione di una holding può risultare vantaggiosa. Ad esempio: imprenditori che possiedono più società; soci che intendono reinvestire gli utili; famiglie che desiderano programmare il passaggio generazionale; patrimoni immobiliari gestiti tramite società; imprese che prevedono future acquisizioni. Anche aziende con fatturati non elevati possono beneficiare di una migliore organizzazione patrimoniale. La convenienza non dipende infatti soltanto dal valore economico del patrimonio, ma dalla struttura dell'attività e dagli obiettivi di medio-lungo periodo. I possibili vantaggi fiscali Uno degli aspetti maggiormente apprezzati riguarda l'ottimizzazione fiscale consentita dalla normativa vigente. Tra i principali benefici possono rientrare: gestione più efficiente dei dividendi; possibilità di reinvestire gli utili; razionalizzazione della struttura societaria; pianificazione fiscale nel rispetto della normativa; migliore gestione dei flussi finanziari tra società. È importante precisare che ogni operazione deve essere valutata attentamente per garantire la piena conformità alle disposizioni fiscali vigenti. Una migliore tutela del patrimonio Oltre agli aspetti tributari, una holding consente spesso di separare il patrimonio operativo da quello partecipativo. Questa distinzione può rendere più ordinata la gestione degli investimenti e facilitare la pianificazione futura, evitando sovrapposizioni tra patrimonio personale e attività d'impresa. Anche sotto il profilo amministrativo la centralizzazione delle partecipazioni permette una governance più semplice e una maggiore chiarezza nella gestione delle società controllate. Pianificazione del passaggio generazionale Uno dei principali motivi per cui molte famiglie scelgono una holding riguarda la continuità aziendale. Attraverso una corretta pianificazione è possibile predisporre strumenti che facilitino il trasferimento delle partecipazioni ai successori, riducendo il rischio di conflitti e garantendo stabilità all'impresa. Ogni situazione richiede però uno studio personalizzato che tenga conto della composizione familiare, della struttura societaria e degli obiettivi degli imprenditori. La consulenza dello Studio Nordio La scelta di costituire una holding non dovrebbe mai essere motivata esclusivamente dal risparmio fiscale. Occorre invece effettuare un'attenta analisi preventiva che consideri costi di gestione, benefici, aspetti civilistici, fiscali e successori. Lo Studio Nordio di Marcon (VE) affianca imprese, professionisti e famiglie nella valutazione della soluzione più adatta, predisponendo progetti personalizzati nel pieno rispetto della normativa. Per una consulenza sulla costituzione di una holding familiare è possibile contattare lo Studio Nordio al numero 041 0988272 oppure scrivere a vnordio@studiomolinnordio.it .

26 febbraio 2026
La scelta della forma giuridica rappresenta uno dei momenti più delicati nella fase di avvio di un’attività imprenditoriale. Decidere tra ditta individuale e SRL (Società a Responsabilità Limitata) non significa solo scegliere un inquadramento formale, ma definire il livello di responsabilità personale, il regime fiscale applicabile, l’organizzazione futura dell’impresa e le prospettive di sviluppo. Una valutazione superficiale può comportare conseguenze economiche e patrimoniali rilevanti. Per questo motivo è fondamentale analizzare attentamente ogni aspetto prima della costituzione. Differenze di responsabilità Il primo elemento distintivo tra ditta individuale e SRL riguarda il regime di responsabilità patrimoniale. Ditta individuale: responsabilità illimitata Nella ditta individuale non esiste una distinzione tra patrimonio dell’impresa e patrimonio personale dell’imprenditore. Questo significa che: L’imprenditore risponde con tutti i suoi beni personali Eventuali debiti fiscali o commerciali possono incidere sul patrimonio privato Non vi è separazione tra rischio d’impresa e sfera personale È una soluzione spesso scelta per attività di piccole dimensioni o con rischio contenuto, ma espone a una maggiore vulnerabilità patrimoniale. SRL: responsabilità limitata La SRL, invece, è una società di capitali dotata di autonomia patrimoniale perfetta. I soci rispondono delle obbligazioni sociali nei limiti del capitale conferito, salvo casi di mala gestio o responsabilità specifiche degli amministratori. Questo comporta: Maggiore tutela del patrimonio personale Separazione tra persona fisica e società Migliore percezione di solidità nei confronti di banche e fornitori La limitazione della responsabilità rappresenta uno dei principali motivi per cui molte attività strutturate scelgono la forma societaria. Aspetti fiscali: IRPEF o IRES? La differenza fiscale tra ditta individuale e SRL è altrettanto rilevante. Ditta individuale: tassazione IRPEF progressiva Il reddito prodotto dalla ditta individuale viene tassato in capo all’imprenditore con aliquote IRPEF progressive, che aumentano al crescere del reddito. Ciò comporta: Maggiore incidenza fiscale su redditi elevati Possibilità di dedurre costi in modo analitico (se in regime ordinario) Tassazione immediata dell’intero reddito prodotto In presenza di utili importanti, la progressività può determinare un carico fiscale significativo. SRL: tassazione IRES proporzionale La SRL è soggetta a IRES (Imposta sul Reddito delle Società), con aliquota proporzionale sugli utili societari. Successivamente, gli utili distribuiti ai soci vengono tassati in capo a questi ultimi, generando un potenziale effetto di doppia imposizione economica. Tuttavia, la SRL consente: Pianificazione della distribuzione degli utili Accantonamento di riserve Ottimizzazione tra compensi amministratori e dividendi La struttura societaria offre quindi maggiori strumenti di pianificazione fiscale. Costi di gestione e adempimenti Un altro elemento da considerare riguarda i costi amministrativi e gli obblighi formali. Ditta individuale Costi di avvio contenuti Minori formalità societarie Nessun obbligo di redazione del bilancio in forma ordinaria (salvo specifici casi) È generalmente più semplice da gestire sotto il profilo burocratico. SRL Atto costitutivo notarile Tenuta dei libri sociali Obbligo di redazione e deposito del bilancio Maggiori adempimenti amministrativi La struttura è più complessa, ma offre anche maggiore credibilità sul mercato. Fatturato previsto e prospettive di crescita La scelta deve essere coerente con il volume di affari previsto e con le prospettive future. Quando può essere adeguata la ditta individuale Attività professionali individuali Fatturato contenuto Rischio imprenditoriale limitato Assenza di soci È una soluzione flessibile e adatta a chi desidera semplicità gestionale. Quando è preferibile una SRL Fatturato medio-alto Investimenti significativi Presenza di più soci Esigenza di tutelare il patrimonio personale Progetti di crescita strutturata La SRL è particolarmente indicata per attività con ambizioni di espansione o con esposizione finanziaria rilevante. Rischio imprenditoriale e tutela patrimoniale Il livello di rischio dell’attività rappresenta un fattore determinante. Attività con: Elevata esposizione verso clienti o fornitori Possibili contenziosi Investimenti finanziati con debito possono rendere opportuna la scelta della responsabilità limitata. Proteggere il patrimonio personale è spesso una priorità strategica. Valutazione preventiva e simulazione fiscale Non esiste una soluzione valida per tutti. La scelta tra SRL e ditta individuale deve essere preceduta da una simulazione tecnica che tenga conto di: Redditività attesa Contributi previdenziali Carico fiscale complessivo Esigenze di governance Possibili evoluzioni future Una consulenza societaria preventiva consente di confrontare concretamente le due opzioni, evitando decisioni basate su valutazioni generiche o esclusivamente fiscali. Conclusioni La scelta tra SRL e ditta individuale incide profondamente sulla struttura dell’impresa, sulla fiscalità e sulla tutela patrimoniale dell’imprenditore. La ditta individuale offre semplicità e costi contenuti, ma comporta responsabilità illimitata e tassazione progressiva. La SRL garantisce maggiore protezione e strumenti di pianificazione, ma richiede una struttura più articolata. Analizzare preventivamente fatturato, rischio imprenditoriale e obiettivi di crescita è il passaggio fondamentale per individuare la forma giuridica più adatta e costruire basi solide per lo sviluppo dell’attività.

26 febbraio 2026
Come difendersi da un avviso di accertamento Ricevere un avviso di accertamento può generare preoccupazione e incertezza, sia per professionisti sia per imprese. Tuttavia, è fondamentale sapere che un atto dell’Agenzia delle Entrate non è automaticamente definitivo: esistono strumenti giuridici e strategie tecniche che consentono di contestarlo o ridurne l’impatto economico. Affrontare correttamente un avviso di accertamento significa agire con tempestività, analizzare nel dettaglio il contenuto dell’atto e individuare la soluzione più efficace in base alla situazione concreta. Cos’è un avviso di accertamento L’avviso di accertamento è un provvedimento formale con cui l’Agenzia delle Entrate contesta al contribuente maggiori imposte rispetto a quelle dichiarate o versate. Può derivare da: Controlli automatici o formali sulle dichiarazioni Incrocio di dati fiscali e bancari Verifiche della Guardia di Finanza Accertamenti analitici o induttivi Studi di settore o analisi di rischio fiscale All’interno dell’atto vengono indicati: Le imposte ritenute dovute Le sanzioni applicate Gli interessi maturati Le motivazioni della pretesa tributaria L’avviso deve essere adeguatamente motivato: la carenza o l’insufficienza della motivazione può costituire un elemento di illegittimità. Quando diventa definitivo Uno degli aspetti più delicati riguarda le tempistiche. Dal momento della notifica, il contribuente ha 60 giorni per attivarsi. Se entro questo termine non viene presentato ricorso o non viene avviata alcuna procedura alternativa, l’atto diventa definitivo e l’importo richiesto diventa esigibile. Il rispetto dei termini è quindi essenziale: anche una contestazione fondata può risultare inutile se presentata oltre i limiti previsti dalla legge. Tempistiche e strumenti a disposizione del contribuente Entro 60 giorni dalla notifica è possibile: Presentare ricorso tributario Il ricorso si presenta presso la Corte di Giustizia Tributaria competente. È lo strumento formale per contestare integralmente o parzialmente l’atto. Il ricorso può essere fondato su: Vizi formali (errori procedurali) Vizi sostanziali (errata ricostruzione dei fatti) Erronea applicazione della norma Attivare l’accertamento con adesione Si tratta di uno strumento deflativo che consente di instaurare un contraddittorio con l’Amministrazione finanziaria prima dell’avvio del contenzioso. I vantaggi principali sono: Riduzione delle sanzioni Possibilità di rateizzare gli importi Definizione anticipata della controversia La richiesta di accertamento con adesione sospende i termini per il ricorso per un periodo stabilito dalla normativa. Presentare istanza di autotutela L’autotutela può essere richiesta quando l’atto presenta errori evidenti, ad esempio: Errori di persona Errori di calcolo Duplicazioni di imposta Prescrizione già maturata Non sospende automaticamente i termini per il ricorso, motivo per cui va utilizzata con attenzione e strategia. Strategie difensive: come impostare la contestazione Ogni avviso di accertamento richiede un’analisi tecnica approfondita. Non esiste una risposta standard: la strategia deve essere costruita sulla base del contenuto dell’atto e della documentazione disponibile. Verifica dei vizi formali Alcuni esempi di vizi formali sono: Difetto di motivazione Notifica irregolare Mancato rispetto del contraddittorio preventivo (quando previsto) Violazione dei termini di decadenza Un vizio procedurale può determinare l’annullamento totale dell’atto. Contestazione nel merito Quando la contestazione riguarda il contenuto sostanziale, è necessario: Analizzare la ricostruzione dei ricavi o dei costi Verificare la correttezza dei metodi utilizzati Dimostrare l’inesattezza delle presunzioni adottate In questa fase diventa fondamentale la produzione documentale e la ricostruzione tecnica della posizione fiscale. Valutazione della convenienza economica Non sempre la scelta migliore è avviare un contenzioso lungo e complesso. In alcuni casi può essere più conveniente: Definire con adesione Accedere a strumenti di definizione agevolata Negoziare una riduzione delle sanzioni La valutazione deve tenere conto di: Costi del giudizio Tempi della controversia Probabilità di successo Impatto finanziario sull’attività Il ruolo del professionista nel contenzioso tributario Affrontare un avviso di accertamento senza assistenza tecnica espone a rischi elevati. La normativa tributaria è complessa e in continua evoluzione; inoltre, ogni atto deve essere analizzato sotto molteplici profili. Un professionista esperto in contenzioso tributario può: Verificare la legittimità dell’atto Individuare eventuali profili di nullità Predisporre ricorso tecnicamente fondato Gestire il contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate Valutare strumenti alternativi al giudizio La tempestività è determinante: intervenire immediatamente dopo la notifica consente di avere più margini di manovra. Prevenzione: il miglior strumento di difesa La miglior difesa resta sempre la prevenzione. Una gestione contabile ordinata, una corretta conservazione documentale e un monitoraggio costante della posizione fiscale riducono significativamente il rischio di contestazioni. Inoltre, una consulenza fiscale continuativa consente di: Individuare eventuali criticità prima che emergano in sede di controllo Correggere errori dichiarativi Pianificare in modo coerente l’attività economica Conclusioni Un avviso di accertamento non deve essere interpretato come una condanna definitiva, ma come un atto che può e deve essere valutato attentamente. Agire entro i termini previsti, analizzare tecnicamente il contenuto dell’atto e scegliere la strategia più adeguata rappresentano passaggi fondamentali per tutelare i propri diritti. Con un’assistenza qualificata e un approccio strutturato è possibile ridurre l’impatto economico della pretesa fiscale o, nei casi fondati, ottenere l’annullamento dell’atto.

26 febbraio 2026
Regime forfettario 2026: requisiti, limiti e vantaggi per partite IVA Il regime forfettario continua a rappresentare, anche nel 2026, uno degli strumenti fiscali più utilizzati da professionisti, freelance, consulenti e piccoli imprenditori che operano in forma individuale. Si tratta di un regime agevolato pensato per semplificare la gestione contabile e ridurre il carico fiscale, rendendo più sostenibile l’avvio e lo sviluppo di un’attività autonoma. Tuttavia, non sempre il regime forfettario è la scelta più conveniente: una valutazione tecnica preventiva è fondamentale per evitare errori e pianificare correttamente la propria posizione fiscale. Cos’è il regime forfettario Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato che prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP. L’aliquota ordinaria è pari al 15% , mentre per le nuove attività che rispettano specifici requisiti di start-up è prevista un’aliquota ridotta al 5% per i primi cinque anni . La caratteristica principale del regime è la determinazione del reddito su base forfettaria: non si deducono i costi effettivamente sostenuti, ma si applica al fatturato un coefficiente di redditività stabilito dalla legge in base al codice ATECO dell’attività svolta. Questo significa che: Il reddito imponibile non coincide con l’utile reale Non è possibile dedurre analiticamente le spese La gestione contabile risulta più snella Il regime è rivolto esclusivamente a persone fisiche titolari di partita IVA. Requisiti di accesso al regime forfettario 2026 Per accedere o permanere nel regime forfettario è necessario rispettare una serie di requisiti previsti dalla normativa. Limite di ricavi o compensi Il primo requisito riguarda il limite massimo di ricavi o compensi annui, che non deve superare la soglia stabilita dalla legge. Il superamento del limite comporta l’uscita dal regime, con effetti che possono variare in base all’entità dello sforamento. Partecipazioni societarie Non possono accedere al regime forfettario i soggetti che: Partecipano a società di persone Detengono quote in associazioni professionali Controllano direttamente o indirettamente SRL che svolgono attività riconducibili a quella esercitata in forma individuale Questo aspetto è particolarmente delicato e richiede un’analisi preventiva della posizione societaria del contribuente. Spese per lavoro dipendente È previsto un limite alle spese sostenute per lavoro accessorio, dipendenti e collaboratori. Il superamento di tale soglia comporta la decadenza dal regime. Rapporti con ex datori di lavoro Il regime non può essere utilizzato se l’attività viene esercitata prevalentemente nei confronti di ex datori di lavoro (o soggetti a essi riconducibili) nei due anni precedenti, salvo casi specifici. La ratio della norma è evitare trasformazioni “artificiose” di rapporti di lavoro dipendente in collaborazioni autonome al solo fine di ottenere un vantaggio fiscale. Come si calcola il reddito nel regime forfettario Uno degli elementi centrali del regime forfettario è il meccanismo di determinazione del reddito imponibile. Il calcolo avviene in tre fasi: Si prende il totale dei ricavi o compensi incassati. Si applica il coefficiente di redditività previsto per il proprio codice ATECO. Sul reddito così determinato si applica l’imposta sostitutiva (15% o 5%). Dal reddito forfettario è possibile dedurre esclusivamente i contributi previdenziali versati. Questo sistema semplificato può risultare particolarmente vantaggioso per chi ha costi contenuti rispetto ai ricavi. Al contrario, potrebbe risultare penalizzante per attività con spese elevate. Vantaggi fiscali del regime forfettario Il regime forfettario offre diversi vantaggi, soprattutto sotto il profilo della semplificazione e della prevedibilità del carico fiscale. Imposta sostitutiva ridotta L’applicazione di un’aliquota fissa consente una pianificazione più agevole e una pressione fiscale spesso inferiore rispetto alla tassazione IRPEF progressiva. Nessuna applicazione dell’IVA I contribuenti forfettari: Non addebitano l’IVA in fattura Non esercitano il diritto alla detrazione Non effettuano liquidazioni periodiche IVA Questo comporta una significativa riduzione degli adempimenti. Esclusione da IRAP Il regime prevede l’esonero dall’IRAP, con conseguente riduzione del carico fiscale complessivo. Semplificazioni contabili Tra gli obblighi principali restano: Numerazione e conservazione delle fatture Certificazione dei corrispettivi Presentazione della dichiarazione dei redditi Non è invece obbligatoria la tenuta delle scritture contabili ordinarie. Quando il regime forfettario non è conveniente Nonostante i vantaggi, il regime forfettario non è sempre la scelta migliore. Potrebbe risultare meno conveniente in caso di: Elevati costi deducibili Investimenti importanti Necessità di detrarre IVA sugli acquisti Prospettive di crescita rapida del fatturato Inoltre, il regime non consente la deduzione di molte spese che nel regime ordinario incidono in modo significativo sul reddito imponibile. Per questo motivo, prima di aprire una partita IVA o di optare per il regime forfettario, è consigliabile effettuare una simulazione fiscale comparativa. Regime forfettario e pianificazione fiscale La scelta del regime fiscale è una decisione strategica. Non riguarda solo l’aliquota applicabile, ma incide su: Organizzazione dell’attività Politica dei prezzi Marginalità Contributi previdenziali Rapporti con clienti e fornitori Una corretta pianificazione fiscale consente di evitare scelte affrettate e di strutturare l’attività in modo coerente con gli obiettivi di crescita. Conclusioni Il regime forfettario 2026 rappresenta uno strumento efficace per professionisti e piccoli imprenditori che desiderano una gestione fiscale semplificata e un’imposizione contenuta. Tuttavia, la verifica dei requisiti, l’analisi delle cause di esclusione e la valutazione della reale convenienza economica richiedono competenze tecniche specifiche. Una consulenza preventiva consente di: Evitare errori e contestazioni Pianificare correttamente il carico fiscale Valutare alternative più efficienti Affrontare con consapevolezza la scelta del regime fiscale significa costruire basi solide per la propria attività professionale.





